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Blog di SportEconomy

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Sport business news – a cura di David Cushnan

Tutte le curiosità dal mondo dello sport business.

Benvenuti nel 2017 con il meglio dello sport business della settimana. David Cushnan seleziona per noi le notizie e le analisi più interessanti e curiose.

Come al solito, l’elenco comprende profili di personaggi o aziende, interviste, analisi.  Pezzi tratti da web media, giornali, riviste, siti sportivi specializzati, media commerciali del settore sport e blog.

Ecco il meglio di questa settimana:

  • Nessuno sa se Ronda Rousey combatterà ancora una volta dopo la sua ultima sconfitta nell’UFC alla fine di dicembre, ma, in questo pezzo su The Guardian di Josh Gross si sottolinea come il mondo delle arti marziali femminili è in fermento e sembra destinato a prosperare anche in un eventuale post-Rousey.
  • Il Bradford Bulls, uno dei grandi club del campionato di rugby inglese, è stato liquidato la settimana scorsa dopo anni di problemi finanziari. Il commentatore della lega di rugby della BBC,  Dave Woods, ha messo insieme questo pezzo in cui ripercorre la storia del club – e gli sforzi della RFL, per mantenere questo sport a Bradford.

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Curiosità di fine anno sulla sporteconomy

Stiamo arrivando al capolinea di un 2016 ricco di sport e di colpi di scena. Questi ultimi legati purtroppo a vicende di doping più che di successi agonistici. Ma è giusto vedere il bicchiere mezzo pieno ed essere fiduciosi per un 2017 fresco, spumeggiante, pulito.

Mi piace pensare che i mezzi di comunicazione sempre più presenti (a volte anche troppo) in prima linea, e che un sistema di auto-controllo diffuso grazie ai social media, possano rappresentare sicuramente un deterrente. Oggi è obiettivamente difficile per i furbetti farla franca. E se capita una volta, alla seconda il giochino viene smascherato. Questo mi fa essere molto ottimista su un futuro roseo per lo sport mondiale.

E’ stato un anno in cui attraverso sport-plus.it ho provato a condividere pensieri, ragionamenti, provocazioni, considerazioni, senza la presunzione di avere risposte ma con la consapevolezza che l’esperienza, la formazione e soprattutto la passione per lo sport e per l’economia dello sport, mi supportano in questa opera di divulgazione. L’auspicio è che l’esperimento piaccia, funzioni e possa andare avanti. (altro…)

Euregio alle Olimpiadi invernali del 2026?

Tirolo, Trentino e Alto Adige uniti all’appuntamento del 2026?

Prendo spunto da un interessante articolo di Sarah Franzosini che analizza, grazie all’aiuto del ricercatore dell’Università di Innsbruck Martin Schnitzer, le potenzialità di una candidatura innovativa ed unica nel suo genere. Ovviamente una sola delle città fra Innsbruck, Bolzano e Trento potrebbe essere la città ospitante per il CIO. Ma è vero che l’Agenda 2020 permette “l’allargamento” delle sedi di gara ai territori limitrofi anche di altre nazioni soprattutto là dove ciò implichi risparmi di risorse e ottimizzazione di impianti ed organizzazioni già collaudati.

Invito tutti a leggere l’articolo di Sara Franzosini al seguente link. Colgo l’occasione per alcune riflessioni. L’Agenda 2020 è stata una grande rivoluzione per lo sport olimpico, ma molti non l’hanno ancora capito. Si tratta ora di guardare avanti e saper cogliere le occasioni. Sulle Olimpiadi invernali 2026 si stanno muovendo molti comitati. Austria e Svizzera hanno commissionato degli studi di fattibilità. Non sono soldi buttati ma investimenti sul futuro.

E’ inevitabile che un grande evento comporti delle spese ma è anche una grande occasione di visibilità per località turistiche, a maggiore ragione nel caso del turismo invernale. (altro…)

Coma nasce una candidatura per un grande evento?

Come nasce una candidatura. Sembra una cosa ovvia ma se ci pensiamo bene non lo è poi così tanto. Capita spesso di leggere il titolone sul quotidiano locale o anche sulla stampa nazionale “La città di Sgobbonia si candida per l’olimpiade 2050” e partono le discussioni, le gioie, gli allarmi, i sogni, le delusioni, di chi ama e odia questi eventi. Sì, perché penso che i grandi eventi, soprattutto quelli sportivi, si amano o si odiano. Difficile trovare la categoria degli indifferenti e, se esiste, è comunque una minoranza.

In premessa alcune considerazioni di colore ma il cuore del post vuole provare ad essere la risposta al titolo “Come nasce una candidatura”. Mi è capitato più volte di vivere in prima persona questa fase, e ritengo sia cruciale in chiave di successo sia della candidatura ma poi (in caso di assegnazione) anche dell’evento stesso.

Riprendo alcuni passaggi di uno studio che analizza tutte le fasi di una candidatura di successo, fatto alcuni anni fa in occasione di un progetto europeo. Uno studio illuminante di cui faceva parte anche la Provincia di Torino. (altro…)

Lo sport genera ricchezza ma è trascurato

Sport: passione, innovazione e business possono convivere e sviluppare i territori

Sport e numeri. All’apparenza si direbbe un binomio coerente: risultati, tabellini, punteggi, tempi, goal, medaglie, spettatori… Tutto lo sport viene misurato, non c’è sport senza le proprie metriche. Quando però si passa dalle metriche puramente sportive o agonistiche a metriche economiche, la natura immediatezza nella codifica di numeri e valori si limita alle cronache degli ingaggi o dei valori più o meno stellari dei campioni del pallone e poco altro.

Al di sotto di questa prima linea di codifica del valore economico dello sport ci si rifugia in corner, evocando – con un’accezione tutt’altro che univoca- il mantra dell’indotto, parola che, da sé, dovrebbe rappresentare un lasciapassare per qualsiasi iniziativa o evento. In virtu’ dell’”indotto” ogni proposta appare meritoria di sostegno e la gara ad accaparrarsi eventi, ritiri sportivi, tornei, campionati, funrun si gioca a suon di migliaia di euro, che’ poi tanto con l’indotto si rientra.

Peccato che, a ben vedere, una metodologia laica, standard ed indipendente di rappresentazione del famigerato indotto degli eventi e delle infrastrutture sportivi non esista. Esistono studi approfonditi, elaborati da società multinazionali o da istituti di ricerca privati o accademici, che espongono in maniera scientifica ed organica il valore di eventi e manifestazioni sportive internazionali, ma il costo di questi studi è tale da essere giustificabile soltanto per competizioni top di livello mondiale o olimpico.

Sulla base di questo presupposto, i valori che vengono generalmente proposti per dimostrare la validità delle proposte assumono dunque un rilievo squisitamente nominale e diventano solo un modo per rigettare in campo avversario la palla in attesa di fare ordine (e magari i conti) nella propria metà campo. La verità è che misurare, e farsi misurare, non piace quasi a nessuno. (altro…)