Un nuovo modello per eventi a “misura d’uomo”

Ho letto con attenzione l’articolo del Prof. Jean-Loup Chappelet dell’Università di Losanna, grande conoscitore delle tematiche relative allo sport management e dell famiglia olimpica.

Dal suo articolo che linko volentieri (clicca qui) emerge chiaro come i Giochi Olimpici di Sochi appena conclusi accendono un dibattito molto serio all’interno della comunità internazionale. Non si parla di “decrescita felice”  ma di eventi a misura d’uomo. In Trentino, abbiamo sperimentato cosa significhi organizzare un grande evento (Universiade Invernale) con poche risorse e tempo. Inconsapevolmente abbiamo costruito un nuovo modello per i grandi eventi. Attenzione ai dettagli organizzativi, strumenti di project e creatività. Lo sfruttamento dell’impiantistica esistente sono condicio sine qua non per affrontare una sfida globale come quella di un evento mondiale e qui entrano in gioco le federazioni internazionali,  e tutti i right holders.

L’articolo di Chappelet è illuminante e apre la discussione per un nuovo approccio ai grandi eventi. In Trentino siamo stati laboratorio. Speriamo qualcuno ci “usi”. Personalmente vedo due grosse vie che conducono ad una candidatura importante, per un Campionato del Mondo, per un’Olimpiade, per un’Universiade. La prima strada è quella che un Paese intraprende per sviluppare un grande progetto con valenze di geo politica vedi Sochi o urbanistica vedi Londra o Barcellona. Il tutto ha un senso se un sistema Paese appoggia e beneficia dell’operazione.  La seconda strada però è altrettanto valida anche se fino ad ora snobbata dalle federazioni  internazionali. La volontà cioè di sfruttare una dotazione di impiantistica e un know-how organizzativo importante pur in assenza di investimenti miliardari alle spalle. Non significa una candidatura debole o prima di fondamenta, significa un altro approccio per un altro obiettivo. Credo che le grandi federazioni internazionali a cominciare dal CIO debbano fare una riflessioni importante e aprire anche la seconda via. La differenza la farà l’approccio e la valutazione oggettiva delle candidature. Finisce il tempo delle assegnazioni senza garanzie e senza impianti. Chi vuole organizzare un grande evento deve organizzarsi prima di candidare oppure avere già gli impianti. Le due vie di cui accennavo prima sono quasi tappe forzate. Oggi nelle economie occidentali ma anche in molti altri Paesi, è sempre più difficile portare avanti in pochi anni progetti, iter di finanziamenti e processi organizzativi in 4-5 anni. Il terreno deve essere preparato a monte ma soprattutto ci deve essere una forte volontà del Paese, una convergenza politica totale e la responsabilità delle scelte. Decidere in anticipo, programmare e non lasciare nulla al caso. Un evento sportivo ma anche di altro genere, è grande quando lascia una città o un territorio più ricco di prima, non solo dal punto di vista della dotazione infrastrutturale e dei servizi ma anche e soprattutto di una cultura organizzativa e del rispetto della persona, delle cose e dei valori. Sottovalutare questi aspetti può portare all’effetto contrario e non serve che vi citi gli esempi.

MUST HAVE, NICE 2 HAVE

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