Creatività nel reclutamento dei talenti

Ogni volta che vedo un gesto atletico memorabile o un’impresa storica, in qualsiasi disciplina sportiva, penso sempre a quanti sono i talenti mai scoperti, a quanti Mennea ci siamo persi, a quanti Messi o Jordan o Pellegrini hanno perso il treno. Non si sono trovati nel posto giusto al momento giusto, il caso non li fatti incontrare con lo “scopritore”, il talent scout o il semplice avventore che rimane basito vedendo un ragazzino o un ragazzina compiere azioni straordinarie. Si sono magari stufati prima dell’incontro fatale, si sono persi perchè non sostenuti a sufficienza dalle famiglie, dagli allenatori o semplicemente da sè stessi, perdendo quella fiducia che è alla base dell’esaltazione massima delle passioni, in ogni campo.

Nel 1997 studiavo in Svezia, a Göteborg. Il sabato e la domenica andavo spesso a vedere incontri di calcio del campionato nazionale. Ricordo ancora quel ragazzino del Malmö che strabiliava. Aveva dei numeri che io non avevo mai visto prima, e sono cresciuto con Platinì e Maradona, non due qualsiasi. Ricordo che tornai a casa e chiamai subito un procuratore italiano spiegandogli ciò che avevo visto e se poteva interessargli un riferimento in nord Europa. Mi liquidò velocemente e con superficialità. Per fortuna quel ragazzino di nome Zlatan Ibrahimović fece e sta facendo una grande carriera. Ma quanti Zlatan giocano su campetti sperduti in località amene e non vengono scoperti. Certamente la tecnologia e la globalizzazione hanno aiutato, ma in molte discipline ciò non avviene, il calcio in questo frangente appare come una mosca bianca.

Ho una collezione di film, molti in lingua originale, che trattano temi sportivi perchè credo che da essi si possano declinare gran parte delle attività della nostra società. Uno di quelli che amo particolarmente per l’originalità del tema è Million Dollar Arm. Circa un anno fa mi trovavo a Dubai per un congresso organizzato dalla rivista Host Cities e mi sono trovato relatore accanto a JB Bernstein, il procuratore sportivo che in un momento di crisi inventa letteralmente un sistema di reclutamento di giocatori di baseball osservando in tv il programma Britain’s Got Talent. In India organizza un vero e proprio talent fra circa 40 mila giocatori di cricket. Il film è anche molto piacevole, ma mi ha fatto molto riflettere su quanto ci sia ancora di inesplorato fra le metodologie utili allo scoprimento di nuovi talenti, in ogni sport. Anche le istituzioni si stanno muovendo. Mi piace citare uno dei programmi esistenti: Talenti 2020, sostenuto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Avrei molti altri esempi che ho analizzato personalmente nelle visite all’estero, soprattutto nelle università inglesi e svedesi. La mia consapevolezza è che ogni giorni in qualche palestra, su un campo di calcio o in piscina o semplicemente in qualche piazza o strada di periferia, ci sia un campione scoperto e altri 10, 100 o 1.000 che si perdono. La creatività lasciata ai singoli, in questo può aiutare, ma forse una metodologia che abbia il suo fondamento nelle istituzioni sportive o un supporto degli enti pubblici, credo rappresenti una soluzione strutturale atta a democratizzare l’emersione e la scoperta dei talenti.

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