Archivio mensile: giugno 2016

Sport business news della settimana, a cura di David Cushnan

Ritorna un appuntamento fisso del blog Sport-plus.it, con la rubrica di sport business di David Cushnan. Come sempre si tratta di una selezione delle notizie, delle curiosità e delle informazioni più rilevanti, tratte da siti web, magazine, quotidiani e media da tutto il mondo. Un utile strumento di informazione e formazione per chi opera in questo settore o per chi semplicemente è appassionato di sport non solo praticato.

Ecco il meglio di questa settimana dall’industria dello sport:

Si conclude l’appuntamento settimanale. Grazie a David per la sua disponibilità e per qualsiasi domanda o curiosità scrivetemi direttamente a filippo.bazzanella@gmail.com oppure sul profilo LinkedIn. Alla prossima!

Sport business news della settimana, a cura di David Cushnan

Torna puntuale la rubrica curata da un grande specialista dello sport business, l’amico David Cushnan. Si tratta delle notizie più importanti e interessanti di approfondimento e analisi, rispetto ai temi di sport business dell’ultimo periodo. Si parte con Euro 2016 e poi molte altre curiosità. Tutti i richiami rimandano al link diretto della fonte principale quindi potete approfondire il tema che più vi interessa direttamente sulla notizia originale.

Ecco le notizie più interessanti della settimana:

  • David scrive di non essere assolutamente qualificato per dirci qualcosa che non si conosce già su Muhammad Ali. E’ troppo giovane per averlo visto combattere, e appena abbastanza “maturo” per poter avere una sorta di apprezzamento per il suo immenso contributo allo sport, alla cultura pop e alla società – oltre che al business dello sport. David si è trovato nella stessa stanza con Ali ad un evento poco prima delle Olimpiadi di Londra nel 2012, anche se naturalmente si vedevano pesanti i segni del morbo di Parkinson. Avrete senza dubbio letto molti omaggi, necrologi e riflessioni su Ali nei giorni scorsi (internet è comprensibilmente piena), ma David suggerisce la lettura di questi pezzi – uno di Paul Hayward per il Telegraph  e uno di Frank Keating sul Guardian – . Infine alcune riflessioni su Ali anche del padre di David sul suo blog.
  • EURO 2016 è cominciato e, naturalmente, c’è molto da leggere sull’evento, sia per quanto attiene agli aspetti sportivi ma anche non. Solo per chi è abbonato al Financial Time una guida alternativa molto utile di Simon Kuper. Ecco un pezzo di James Gheerbrant della BBC sullo Stade de France, con scene di trionfo e tragedie, e come la squadra nazionale di calcio della Francia si è trovata intrecciata con tutte le questioni sociali del paese a partire dal 1998. Scritto da James Gheerbrant per SportsPro il pezzo sulle misure di sicurezza imponenti di Francia 2016.
  • Un pezzo davvero interessante di Julia Greenberg pubblicato la scorsa settimana da Wired sulla NBA e la Cina e la lezione che alcuni degli altri brand  internazionali americani possono imparare.
  • Un punto di vista riflessivo, come sempre, da Sportcal di Callum Murray  questa volta su chi del mondo dello sport si assume la responsabilità alla luce della squalifica per doping di Maria Sharapova, che starà lontana dal tennis per i prossimi due anni.
  • Pubblicata sul sito ufficiale della Formula Uno l’intervista di Sir Martin Sorrell, CEO dell’agenzia WPP, sul presente e futuro di questo sport. Interessante anche l’analisi di James Allen, sempre attraverso Sir Martin Sorrell, su F1 ed Ecclestone.
  • Tornando al calcio, ecco una prima (e non proprio positiva) valutazione dei primi 100 giorni di presidenza FIFA di Gianni Infantino fatta da James Corbett per l’ottimo sito web Sporting Intelligence.
  • Dal suo lancio pochi anni fa, Roc Nation Sports, l’agenzia di management di atleti e stelle dello sport del rapper ed imprenditore Jay-Z, è sempre stata avvolta da un certo mistero. A Rick Maese del Washington Post  è stato concesso di capire meglio come funziona e che ruolo Jay-Z svolge nelle attività dell’agenzia.

Concludiamo anche questo appuntamento settimanale con David Cushnan. Spero che oltre alle partire di Euro 2016, gli appassionati anche di sport business possano soddisfare le proprie curiosità grazie a questa rubrica che diffondiamo volentieri in Italia. Per qualsiasi domanda o curiosità scrivetemi a filippo.bazzanella@gmail.com.

Alla prossima!

Cosa significa “dual career” in Italia e quali sono le prospettive

Oggi in Italia l’unico vero programma di dual career per gli atleti di alto livello è quello legato ai corpi sportivi militari. In altre parole, l’atleta può allenarsi e partecipare alle competizioni internazionali mentre si prepara a lavorare presso uno dei corpi militari al termine della carriera sportiva, percependo uno stipendio dal corpo di appartenenza.

Questo programma, che tanto lustro e tanti risultati ha portato al nostro Paese, presenta sicuramente alcune criticità dovute soprattutto alle restrizioni economiche degli ultimi decenni e comunque offre uno sbocco professionale agli atleti che è molto specifico, probabilmente non adatto a tutti gli atleti al termine della carriera o non conforme alle loro aspirazioni personali.

Per molti atleti che non rientrano in questo programma – con l’eccezione di pochissimi sport professionistici o comunque molto ben remunerati e di alta visibilità mediatica – o per coloro che non intendono restare nei corpi militari a fine carriera, il termine della carriera sportiva può coincidere con un momento molto difficile della propria vita, in cui l’attività sportiva “dilettantistica” potrebbe non aver prodotto una professionalità spendibile sul mercato del lavoro, un mercato che è sempre più difficile e competitivo anche per chi ha saputo dare tanto al prestigio dell’Italia vincendo magari medaglie olimpiche o di campionati del mondo.

Per contro, in moltissimi Paesi occidentali (ma anche in molti di quelli emergenti, come molti Paesi asiatici, che hanno adottato in molti aspetti un modello anglo-sassone di formazione superiore) esiste un fortissimo legame tra carriera sportiva e studi universitari. Questo sistema presenta molti vantaggi per tutti i principali stakeholders:

  • Per gli atleti, perchè possono sviluppare in parallelo i propri talenti sportivi e la propria vocazione professionale.
  • Per le Università, che negli atleti di alto livello trovano testimonial ed esempi importanti per gli altri studenti, opportunità di visibilità e anche nuove occasioni di finanziamento, di ricerca e di innovazione.
  • Per il movimento sportivo nazionale, che potrebbe diversificare la crescita dei propri talenti in modo più coerente con le loro aspitarazioni culturali e professionali.
  • Per le Federazioni, che potrebbero trovare anche nelle Università dei partner molto importanti per lo sviluppo armonico della personalità dei propri atleti e per lo sviluppo di risultati scientifici e tecnologici che potrebbero migliorare le loro performance.

dual career 1

Questo in modo coerente con i principi del movimento sportivo universitario (rappresentato dalla FISU il cui motto è “Excellence in Mind and Body” e in Italia dal CUSI).  Purtroppo, su questo aspetto l’Italia è un leggermente indietro: pochissime università offrono supporto agli studenti-atleti di alto livello, quelle che lo fanno hanno creato dei programmi locali e non collegati con simili programmi in altri atenei; nella maggior parte dei casi i pochi atleti che osano cimentarsi con gli studi universitari restano invisibili ai propri atenei, se non addirittura osteggiati in nome di una presunta situazione privilegiata derivante dalla loro visibilità sportiva.

Sulla scorta di quanto evidenziato (altro…)