ROMA 2024: NON INTERROMPETE IL SOGNO

Uno dei miei libri preferiti si intitola: Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro, di Mario Calabresi per Mondadori. L’ho ripreso in mano alcuni giorni fa quando iniziavano a comparire i primi segnali di fumo grigio-scuro da Roma capitale per la candidatura olimpica. Non entrerò nella cronaca politica, ci sono già troppi post e commenti, quasi asfissianti. E’ proprio quest’aria irrespirabile che sta allontanando molte persone soprattutto i giovani. Li capisco, provo le stesse sensazioni.

Ma il “sogno olimpico” non doveva diventare l’agnello sacrificale, il bambino che paga gli errori di due genitori che non sanno più  dare un significato alla loro unione. Il “sogno olimpico” è un patrimonio di tutti, non solo dei romani, di tutti gli italiani. Calcolando che l’unica edizione estiva data 1960, penso a quante generazioni non hanno avuto il privilegio di vivere un evento simile in casa. L’Olimpiade è “lo sport”, quello vero ed autentico. Quanti ragazzini si stanno iscrivendo ai corsi di judo dopo aver ammirato Fabio Basile a Rio? Quanti italiani ricominciarono a sciare emulando le gesta di Alberto Tomba? L’olimpo dello sport merita rispetto. Il lavoro di chi ha costruito questo progetto merita rispetto. Il sogno degli italiani merita rispetto.

Avere il privilegio di organizzare un evento di questo tipo significa pianificare un riqualificazione urbana, costruire professionalità nuove, creare occupazione, avere opportunità inimmaginabili. Grande evento non significa necessariamente corruzione, degrado, caos. Talvolta accade, ma questo dipende da chi è in regia. Noi italiani siamo migliori di quanto pensiamo o di quanto una parte di noi immagina. Siamo un po’ autolesionisti ma siamo grandi lavoratori, creativi, capaci di valorizzare i talenti e fare squadra.

Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro. Invece qualcuno ha deciso che dobbiamo smettere di credere nel futuro, e in noi stessi. Non voglio accettare questa sentenza. Per me, per i miei figli, per gli amici, per tutti i bambini che devono ancora nascere e che nel 2024 potrebbero esserci alla cerimonia di apertura nello stadio Olimpico.

E’ vero che una città può avere dei problemi oggi, e che ci sono delle priorità, delle emergenze. Ma è anche vero che insieme si possono superare gli ostacoli, ridurre lo stato di disagio e sognare. Sognare insieme, dare una speranza ai giovani, a tutte quelle generazioni che sono state rapinate delle certezze del presente e non sognano più. Perché è un lusso troppo grande, che non ha a che fare con il denaro ma con la sensazione di essere vivi, di avere obiettivi, speranze, opportunità.

Non conosco la situazione personale o familiare di chi deciderà le sorti della città di Roma e quindi anche dell’Italia olimpica, ma ci saranno anche padri, madri, miei coetanei quarantenni, trentenni, ventenni. Pensate ai vostri figli, guardate a voi stessi, non smettete di credere nel futuro. Tenete accese le stelle.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *