Euregio alle Olimpiadi invernali del 2026?

Tirolo, Trentino e Alto Adige uniti all’appuntamento del 2026?

Prendo spunto da un interessante articolo di Sarah Franzosini che analizza, grazie all’aiuto del ricercatore dell’Università di Innsbruck Martin Schnitzer, le potenzialità di una candidatura innovativa ed unica nel suo genere. Ovviamente una sola delle città fra Innsbruck, Bolzano e Trento potrebbe essere la città ospitante per il CIO. Ma è vero che l’Agenda 2020 permette “l’allargamento” delle sedi di gara ai territori limitrofi anche di altre nazioni soprattutto là dove ciò implichi risparmi di risorse e ottimizzazione di impianti ed organizzazioni già collaudati.

Invito tutti a leggere l’articolo di Sara Franzosini al seguente link. Colgo l’occasione per alcune riflessioni. L’Agenda 2020 è stata una grande rivoluzione per lo sport olimpico, ma molti non l’hanno ancora capito. Si tratta ora di guardare avanti e saper cogliere le occasioni. Sulle Olimpiadi invernali 2026 si stanno muovendo molti comitati. Austria e Svizzera hanno commissionato degli studi di fattibilità. Non sono soldi buttati ma investimenti sul futuro.

E’ inevitabile che un grande evento comporti delle spese ma è anche una grande occasione di visibilità per località turistiche, a maggiore ragione nel caso del turismo invernale.

E’ una modalità per effettuare investimenti infrastrutturali o per semplicemente per anticiparli. Viviamo nell’epoca delle connessioni, non solo informatiche ma dei popoli. L’Europa ch vedo è quella delle macro regioni e l’Euregio potrebbe dare il via ad una nuova modalità di collaborazione sui grandi eventi. Anzi lo ha già fatto con il Giro ciclistico delle Alpi.

Si potrebbe eccepire sul fatto che essendo solo Innsbruck la città ufficiale, sarebbe controproducente per gli altri due partner. Non è del tutto vero. Pensiamo alle strutture eccellenti del salto e dello sci da fondo della Val di Fiemme, al biathlon di Anterselva. Allo sci alpino in Gardena, Badia, Fassa e Campiglio, agli stadi di pattinaggio di Pinè e Renon. Ai palazzetti di Bolzano e Trento. Ma poi pensiamo anche alle opere di collegamento inter-ambito che potrebbero essere realizzate, agli scambi culturali fra le varie regioni.

Non vorrei allargare troppo il raggio delle possibili collaborazioni ma è chiaro che abbiamo un patrimonio di impiantistica e di professionalità unico al mondo. E la visibilità ci sarebbe per tutti.

Perchè occorre fare degli studi preliminari prima di candidarsi? La stessa domanda vale anche per un impianto sportivo, prima di impegnare molti milioni di euro. Lascio all’amico Martin Schnitzer rispondere con la chiarezza e la competenza che gli riconosco. Stralcio dell’articolo “Se l’importante è partecipare“:

Martin Schnitzer

“Ecco perché occorre fornire tutte le informazioni del caso ai cittadini e dimostrare assoluta trasparenza, in passato la politica spesso non ha giocato a carte scoperte, e la gente si è sentita tradita”, sottolinea Schnitzer che aggiunge: “Vanno valutate le varie opzioni, se conviene, per dire, puntare su costruzioni temporanee che possono essere smontate ad evento chiuso”.

Quello che i detrattori contestano è il fatto che kermesse sportive di questo calibro generino più spese che guadagni, “ma questo è vero in parte – precisa il ricercatore universitario -, bisogna fare infatti due calcoli diversi, uno sull’organizzazione dell’evento stesso coperto maggiormente dai diritti TV e sponsor, e in quel caso se si lavora bene i costi possono essere ammortizzati chiudendo il bilancio in positivo, e l’altro sui costi, molto elevati, legati a strutture e infrastrutture realizzate con i soldi pubblici.

Sta tutto nel capire – conclude Schnitzer – come e se le Olimpiadi possano contribuire allo sviluppo del paese prevedendo anche l’opportunità di anticipare alcuni progetti che magari l’amministrazione avrebbe comunque portato a termine”.

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