Eventi

Global Sports Tourism Summit a Londra

Londra mantiene il titolo mondiale di Sports City per il 2016, mentre Budapest, Helsinki, Innsbruck, Baku e Minsk sono in “movimento”.

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A Londra è stato assegnato il titolo di Top Global Sports City, per il Global Sports City Index di Sportcal; è il quinto anno consecutivo. La classifica del Global Sports City Index 2016 è stata rivelata durante il Global Sports Tourism Summit al World Travel Market di Londra.

Nella foto in evidenza la capitale del Galles che era nella rosa dei candidati per la categoria “innovazione” con il popolarissimo ‘Ball in the Wall’ al Castello di Cardiff durante la Coppa del Mondo di Rugby dello scorso anno e nella categoria eventi  di massa con la maratona.

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ROMA 2024: NON INTERROMPETE IL SOGNO

Uno dei miei libri preferiti si intitola: Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro, di Mario Calabresi per Mondadori. L’ho ripreso in mano alcuni giorni fa quando iniziavano a comparire i primi segnali di fumo grigio-scuro da Roma capitale per la candidatura olimpica. Non entrerò nella cronaca politica, ci sono già troppi post e commenti, quasi asfissianti. E’ proprio quest’aria irrespirabile che sta allontanando molte persone soprattutto i giovani. Li capisco, provo le stesse sensazioni.

Ma il “sogno olimpico” non doveva diventare l’agnello sacrificale, il bambino che paga gli errori di due genitori che non sanno più  dare un significato alla loro unione. Il “sogno olimpico” è un patrimonio di tutti, non solo dei romani, di tutti gli italiani. Calcolando che l’unica edizione estiva data 1960, penso a quante generazioni non hanno avuto il privilegio di vivere un evento simile in casa. L’Olimpiade è “lo sport”, quello vero ed autentico. Quanti ragazzini si stanno iscrivendo ai corsi di judo dopo aver ammirato Fabio Basile a Rio? Quanti italiani ricominciarono a sciare emulando le gesta di Alberto Tomba? L’olimpo dello sport merita rispetto. Il lavoro di chi ha costruito questo progetto merita rispetto. Il sogno degli italiani merita rispetto.

Avere il privilegio di organizzare un evento di questo tipo significa pianificare un riqualificazione urbana, costruire professionalità nuove, creare occupazione, avere opportunità inimmaginabili. Grande evento non significa necessariamente corruzione, degrado, caos. Talvolta accade, ma questo dipende da chi è in regia. Noi italiani siamo migliori di quanto pensiamo o di quanto una parte di noi immagina. Siamo un po’ autolesionisti ma siamo grandi lavoratori, creativi, capaci di valorizzare i talenti e fare squadra.

Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro. Invece qualcuno ha deciso che dobbiamo smettere di credere nel futuro, e in noi stessi. Non voglio accettare questa sentenza. Per me, per i miei figli, per gli amici, per tutti i bambini che devono ancora nascere e che nel 2024 potrebbero esserci alla cerimonia di apertura nello stadio Olimpico.

E’ vero che una città può avere dei problemi oggi, e che ci sono delle priorità, delle emergenze. Ma è anche vero che insieme si possono superare gli ostacoli, ridurre lo stato di disagio e sognare. Sognare insieme, dare una speranza ai giovani, a tutte quelle generazioni che sono state rapinate delle certezze del presente e non sognano più. Perché è un lusso troppo grande, che non ha a che fare con il denaro ma con la sensazione di essere vivi, di avere obiettivi, speranze, opportunità.

Non conosco la situazione personale o familiare di chi deciderà le sorti della città di Roma e quindi anche dell’Italia olimpica, ma ci saranno anche padri, madri, miei coetanei quarantenni, trentenni, ventenni. Pensate ai vostri figli, guardate a voi stessi, non smettete di credere nel futuro. Tenete accese le stelle.

RIO 2016: STRANEZZE A CINQUE CERCHI

Rio 2016 unica in tutti i sensi

L’Olimpiade delle sorprese

Ho seguito con molta passione le Olimpiadi di Rio 2016. Con rammarico non ero presente ma diciamo che l’HD riesce a compensare la saudade a cinque cerchi. Chi non ha mai vissuto i giochi olimpici non può capire. Poco importa se come partecipante, come tecnico, volontario, collaboratore o semplicemente da spettatore. E’ qualcosa di travolgente ed unico.

Nonostante le polemiche di avvicinamento e le tante contraddizioni che hanno accompagnato questa edizione, credo che Rio 2016 si stia affermando per l’originalità, il colore e la gioia. Questa è la percezione. Molti aspetti saranno oggetto di discussioni e polemiche, come accade sempre nella fase post grande evento. Diciamo che a Rio non si sono limitate al dopo ma anche al pre e al durante. Non si sono fatti mancare nulla.

Le analisi scorrono a fiumi in questi giorni, con dati, numeri, medaglie, sconfitte. Vediamo istogrammi, info grafiche, e i like si sprecano sui social. Io metto l’accento su alcune curiosità di Rio 2016.

Lasciando perdere la questione dell’acqua verde nella piscina dei tuffi (mettiamo in conto che si possa incappare in qualche problema tecnico, soprattutto quando la fretta detta i tempi), mi piace ricordare due episodi: la neozelandese Nikki Hamblin che finisce a terra portandosi con se l‘atleta statunitense Abbey D’Agostino, salvo poi aiutarla a rialzarsi e a concludere la gara. Peccato non avere visto lo stesso gesto da parte di Cavendish nel ciclismo su pista. Ricorderò poi Mandakhnaran Ganzorig, il lottatore mongolo che perde il bronzo per eccessiva esultanza; i suoi allenatori protestano rimanendo in mutande. Forse la situazione poteva essere gestita in altra maniera ma questo ci fa capire quanto ci sia ancora da fare nell’ambito dell’arbitraggio.

Non ho potuto fare a meno di notare i pettorali stampati su fogli A4 e inseriti in buste di plastica durante la finale della pistola. Con un budget miliardario, è strano vedere i pettorali low cost in una finale per l’oro olimpico. Sono tutte foto tratte dalle immagini tv, (low budget per i diritti fotografici!). Abbiate pazienza se non sono di grande qualità.

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Altra stranezza che ho notato, lo stadio del tennis praticamente senza alcuna “vestizione”. Sembra che il look&feel dello stadio non sia stato fatto o completato. Gli anelli di cemento sono tristi. Diciamo che a “vestire” bene il “centrale” di Rio 2016 ci hanno pensato i big come Kerber, Puig, Nadal, Murrey e Del Potro, che ci hanno offerto grandi match di tennis.

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Altra particolarità: la grande esposizione degli sponsor tecnici del CIO. Qui vedete il brand Mondo come appare evidente in basso nel segna corsia bianco dietro ai blocchi, ma anche sui sostegni degli ostacoli di cui non ho la foto ma che troverete facilmente in rete. Grande impatto lo ha avuto anche il brand Omega (che però appare fra gli sponsor ufficiali nel sito web dei CIO) nei display dei tempi dell’atletica e anche nella piscina del nuoto. Non so quanto paghi al CIO un fornitore ufficiale o sponsor tecnico  ma sicuramente meno di un Global Sponsor che per il quadriennio 2017-2020 sgancerà la somma di circa 200 milioni di dollari. Dalle global sponsorships il CIO incasserebbe nel quadriennio 2021-2024 circa 2 miliardi di dollari.  Niente male direi, più di molti paesi sovrani. Interessante però notare che durante i giochi, dal punto di vista dell’impatto tv sul campo, i fornitori ufficiali hanno avuto un ottimo ritorno.

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Vi lascio infine un link ad un ottimo post dell’amico David Cushnan, che analizza i Giochi di Rio 2016 prendendo in analisi ciascuno sport. Spero di avere stimolato un po’ di curiosità a cinque cerchi. Io mi sono divertito, emozionato e sorpreso davanti alla tv. E’ stata una grande edizione dal volto umano anche se non la migliore dal punto di vista organizzativo. Da spettatore posso dire: grande Rio 2016! Mi sono piaciute le parole del Presidente Malagò in un’intervista andata in onda ieri, nella quale presenta la candidatura di Roma 2024 con l’impegno di organizzare un’Olimpiade a misura d’uomo. Esattamente quello che abbiamo scritto io ed Egon Theiner nel nostro libro Must Have. Nice to Have: How to Establish Big Sport Events on a Human Scale Again.

E adesso tutti a tifare i grandi atleti paralimpici che sapranno commuoverci, emozionarci e regalarci altri grandi ed indimenticabili momenti di sport. Evviva lo sport.

 

Il valore della finale UEFA Champions League

 

Ho avuto il privilegio di essere stato presente all’evento “The Value of the UEFA Champions League Final” presso l’aula Magna dell’Università Bocconi. E’ stata una serata straordinaria per intensità e contenuti. I complimenti vanno sicuramente al Prof. Dino Ruta e all’Università Bocconi perchè hanno saputo offrire un momento di analisi di grande valore, aggregando e concentrando in circa due ore tutti gli stakeholders di un grande evento come può essere la finale della UEFA Champions League.

Perchè dovrebbe essere interessante analizzare la finale della UEFA Champions League? In fondo è una delle tante partite che ogni stagione vengono trasmesse in televisione. In effetti non è una delle molte partite, possiamo dire sia La Partita, o come qualcuno l’ha definita “Il nostro Super Bowl”, l’evento che negli Stati Uniti paralizza la nazionale per un giorno intero. Anche la finale di Champions League sta raggiungendo livelli di popolarità incredibili con numeri che analizzati a fondo fanno tremare. La sola produzione televisiva della finale del 28 maggio 2016 conta su 41 telecamere all’interno dello stadio, 400 persone coinvolte e 20 km di cavi posati a San Siro.

IMG_20160511_174750Dopo il benvenuto del CEO Bocconi Bruno Pavesi e dell’ideatore della serata il Prof. Dino Ruta ha preso le redini il giornalista della “rosea” Fabio Licari. Entrata sua maestà la regina, alias la Coppa dalle grandi orecchie per mano di due “bandiere” di Milan ed Inter, Mauro Tassotti e Javier Zanetti, sono iniziati subito gli interventi.

Una rapida introduzione alla Champions League e al suo valore da parte di Guy-Laurent Epstein Marketing Director, UEFA e Francesca Sanzone vice CEO, FIGC. Mi ha colpito molto la presentazione di  Patrick Comninos Head of Club and National Team Operations UEFA, che ha  ripercorso le fasi organizzative della finale che coprono un intervcallo temprale di circa 30 mesi. Per la finale di Milano si è cominciato a novembre 2014 per arrivare al 28 maggio 2016, giorno dell’evento. Strategia, Operational Planning, Preparazione, Evento e Post-Evento, le cinque fasi presentate in maniera sintetica ma molto esaustiva dal manager UEFA.

Il Prof. Mikkel Draebye di SDA Bocconi School of Management ci ha portato l’approccio accademico per la comprensione dell’evento e la valutazione dello stesso in termini di “performace sostenibile”, una chiave di lettura che pressuppone una “gestione sofisticata degli stakeholders” dell’evento. (altro…)

O Captain! My Captain!

O Captain! My Captain!

Questa volta la poesia del poeta e scrittore statunitense Walt Whitman mi sembra il giusto titolo per il nostro Claudio Ranieri. Uno che ieri sera, a caldo, intervistato al Processo del lunedì ha dedicato la vittoria con il suo Leicester a tutti quelli che hanno ancora dei sogni, invitandoli a crederci sempre e non mollare mai.

E’ uno che ho sempre rispettato, e non essendo io un personaggio pubblico ho poco interesse a vantarmene ora per salire sull’ambito carro degli eroi. Lo rispetto per lo stile con il quale ha condotto la sua carriera professionale. Mai una parola di troppo, un’offesa, una cialtronata. Un “signore” della panchina. Purtroppo non aveva ancora vinto un campionato. E per questo l’Italia lo aveva marchiato. Se è per questo anche i nostri amici inglesi non ci erano andati con i guanti bianchi, per non parlare di alcuni colleghi allenatori.

Viviamo un periodo storico dove si rottama, si distrugge, si mitizza e si demonizza con una semplicità disarmante, incuranti della sensibilità e dell’essenza dell’essere umano, fatto per manifestarsi con gaussiana forma con il fisico, con la mente e con il cuore. Ranieri per molti era un eterno secondo, uno che non sapeva vincere, che non aveva le idee chiare.  E adesso che il miracolo è avvenuto, tacciano le cornacchie e squillino le trombe, quelle che marcano i funerali quotidiani di eroi mancati e caduti per il solo essere. La dedica di Claudio Ranieri è la cosa più importante perchè è rivolta a tutti, ed in particolare ai giovani, a quelli che pensano di non farcela, e magari sarà così, ma almeno ci avranno provato. E quando uno ha dato tutto, è un uomo sereno ed in pace con se stesso.

Grazie Claudio per questa lezione di stile, di tenacia e di professionalità, una vera lezione da italiano al mondo e a tutta l’Italia.

Qui di seguito alcuni interessanti pezzi di cui consiglio la lettura:

  • Il primo di Nicola Mirenzi sull’Huffington Post  mi piace molto perchè l’autore riesce ad analizzare non tanto l’impresa sportiva ma la persona Ranieri e la sua storia personale.
  • Su La Stampa.it si possono vedere i confronti economici fra il Leicester Campione d’Inghilterra e alcune delle super potenze del calcio. E questo rende ancora più eclatante l’impresa.
  • Per ridere vediamo anche il mondo delle scommesse che ha riguardato questa impresa sportiva. Su Gazzetta.it si vede in forma sintetica il fenomeno.
  • E guardate cosa dicevano i media inglesi un anno fa quando fu nominato manager: questo è il Guardian, mentre qui c’è la BBC e qui il pezzo di John Percy per il Telegraph.  Ce ne sono decine di articoli come questi. Ne ho scelti tre a caso ma rappresentativi del clima dopo la nomina di Ranieri.

Grazie come sempre per l’affetto dimostrato e l’attaccamento al blog.

Sportivamente, Filippo B.