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Primo Hackathon del calcio italiano a Trento

Maratona di Innovazione della FIGC (14-15 Ottobre 2017, Trento).

L´Università di Trento – in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento – ospiterà l´hackathon sul calcio italiano sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017.
Si tratta del primo hackathon sul calcio in Italia, il primo organizzato dalla FIGC e su espressa richiesta della FIGC, il secondo a livello internazionale (dopo l´hackathon del Manchester City) ed il primo hackathon mai realizzato da una federazione calcistica a livello internazionale.
L´hackathon é patrocinato dalla Commissione Europea – Educazione, Cultura, Gioventú e Sport (rappresentata da Mr Tibor Navracsics), dal CONI e dal Ministro dello Sport.

L´hackathon rappresenta uno degli Output di KickOff, il think tank ufficiale del calcio italiano organizzato annualmente dalla FIGC, un vero e proprio laboratorio di produzione di idee, contenuti e progetti orientati all´innovazione, finalizzati ad arricchire il patrimonio culturale calcistico attraverso un variegato ventaglio di competenze ed esperienze.

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SPORTECONOMY: NUOVE FRONTIERE

Interessante e per certi versi illuminante appuntamento quello del Forum Sport e Business organizzato giovedì scorso da 24 Ore Eventi a Milano. L’indecisione se partecipare o meno a questi incontri è sempre sciolta dai temi in programma e dai relatori. Per quanto mi riguarda i primi prevalgono sui secondi. Oggi tutto ciò che è sporteconomy sta trovando nuova linfa, prospettive, “peso”. Quello che in Gran Bretagna e in molti Paesi europei è pane quotidiano, da noi stentava a ricavarsi spazio, come fossero solo vezzi, poca roba rispetto alle “cose serie”. Ma quando cominci ad accorgerti che parliamo di PIL e non di aria fritta, allora i palati vengono sollecitati. Personalmente ho trovato una parte del fitto programma organizzato in maniera ottimale dal team milanese, foriero di stimoli e modelli virtuosi.

Il kick-off non poteva essere migliore di quanto illustrato da Marco Nazzari di Nielsen Sports Italia (fu Repucom) che ha saputo condensare in pochi minuti cifre, analisi e prospettive di un settore trasversale come nessuno altro, con trend in crescita (vedi la presenza sempre maggiore di donne fra i consumatori di sport, sia come praticanti che come pubblico) e radicali cambiamenti all’orizzonte, dove la tecnologia sarà sempre più presente, gli e-sports ne sono un esempio lampante. La sfida è quella di sapere leggere le tendenze e come si dice in questi casi, cavalcare l’onda, senza arenarsi sulle solite discussioni retoriche o prese di posizione di principio.

Nielsen Sports Italia

Fonte: Nielsen Sports Italia

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Cosa significa “dual career” in Italia e quali sono le prospettive

Oggi in Italia l’unico vero programma di dual career per gli atleti di alto livello è quello legato ai corpi sportivi militari. In altre parole, l’atleta può allenarsi e partecipare alle competizioni internazionali mentre si prepara a lavorare presso uno dei corpi militari al termine della carriera sportiva, percependo uno stipendio dal corpo di appartenenza.

Questo programma, che tanto lustro e tanti risultati ha portato al nostro Paese, presenta sicuramente alcune criticità dovute soprattutto alle restrizioni economiche degli ultimi decenni e comunque offre uno sbocco professionale agli atleti che è molto specifico, probabilmente non adatto a tutti gli atleti al termine della carriera o non conforme alle loro aspirazioni personali.

Per molti atleti che non rientrano in questo programma – con l’eccezione di pochissimi sport professionistici o comunque molto ben remunerati e di alta visibilità mediatica – o per coloro che non intendono restare nei corpi militari a fine carriera, il termine della carriera sportiva può coincidere con un momento molto difficile della propria vita, in cui l’attività sportiva “dilettantistica” potrebbe non aver prodotto una professionalità spendibile sul mercato del lavoro, un mercato che è sempre più difficile e competitivo anche per chi ha saputo dare tanto al prestigio dell’Italia vincendo magari medaglie olimpiche o di campionati del mondo.

Per contro, in moltissimi Paesi occidentali (ma anche in molti di quelli emergenti, come molti Paesi asiatici, che hanno adottato in molti aspetti un modello anglo-sassone di formazione superiore) esiste un fortissimo legame tra carriera sportiva e studi universitari. Questo sistema presenta molti vantaggi per tutti i principali stakeholders:

  • Per gli atleti, perchè possono sviluppare in parallelo i propri talenti sportivi e la propria vocazione professionale.
  • Per le Università, che negli atleti di alto livello trovano testimonial ed esempi importanti per gli altri studenti, opportunità di visibilità e anche nuove occasioni di finanziamento, di ricerca e di innovazione.
  • Per il movimento sportivo nazionale, che potrebbe diversificare la crescita dei propri talenti in modo più coerente con le loro aspitarazioni culturali e professionali.
  • Per le Federazioni, che potrebbero trovare anche nelle Università dei partner molto importanti per lo sviluppo armonico della personalità dei propri atleti e per lo sviluppo di risultati scientifici e tecnologici che potrebbero migliorare le loro performance.

dual career 1

Questo in modo coerente con i principi del movimento sportivo universitario (rappresentato dalla FISU il cui motto è “Excellence in Mind and Body” e in Italia dal CUSI).  Purtroppo, su questo aspetto l’Italia è un leggermente indietro: pochissime università offrono supporto agli studenti-atleti di alto livello, quelle che lo fanno hanno creato dei programmi locali e non collegati con simili programmi in altri atenei; nella maggior parte dei casi i pochi atleti che osano cimentarsi con gli studi universitari restano invisibili ai propri atenei, se non addirittura osteggiati in nome di una presunta situazione privilegiata derivante dalla loro visibilità sportiva.

Sulla scorta di quanto evidenziato (altro…)