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Primo Hackathon del calcio italiano a Trento

Maratona di Innovazione della FIGC (14-15 Ottobre 2017, Trento).

L´Università di Trento – in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento – ospiterà l´hackathon sul calcio italiano sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017.
Si tratta del primo hackathon sul calcio in Italia, il primo organizzato dalla FIGC e su espressa richiesta della FIGC, il secondo a livello internazionale (dopo l´hackathon del Manchester City) ed il primo hackathon mai realizzato da una federazione calcistica a livello internazionale.
L´hackathon é patrocinato dalla Commissione Europea – Educazione, Cultura, Gioventú e Sport (rappresentata da Mr Tibor Navracsics), dal CONI e dal Ministro dello Sport.

L´hackathon rappresenta uno degli Output di KickOff, il think tank ufficiale del calcio italiano organizzato annualmente dalla FIGC, un vero e proprio laboratorio di produzione di idee, contenuti e progetti orientati all´innovazione, finalizzati ad arricchire il patrimonio culturale calcistico attraverso un variegato ventaglio di competenze ed esperienze.

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RIO 2016: UNIVERSITARI SUL PODIO

Molti Paesi hanno fatto la differenza a Rio 2016 con gli atleti-studenti universitari

Le Olimpiadi di Rio sono alle spalle e molti comitati olimpici stanno stilando bilanci e preparando le prime valutazioni. Mi piace sottolineare un aspetto che passa spesso inosservato. Chi sono gli atleti che partecipano? Cosa fanno nella vita? Cosa faranno una volta finita la carriera sportiva? Ho già scritto sul tema della dual career e sono felice di cogliere l’occasione di Rio per presentarvi una breve ma significativa analisi di dati che ha presentato la FISU (la federazione degli sport universitari). Diciamo che in Italia l’eco arriva assai smorzato ma il team virtuale degli studenti-atleti cresce e vince, sempre di più.

Possiamo suddividere gli atleti partecipanti alle Olimpiadi (di ogni nazione) in tre macro famiglie di provenienza: appartenenti a gruppi sportivi militari, studenti-atleti in prevalenza di estrazione universitaria, appartenenti a club sportivi. Grazie a queste grandi “famiglie” un atleta può allenarsi e concentrarsi sulla propria carriera sportiva. Chi fa parte di un gruppo sportivo militare avrà poi la possibilità di continuare una carriera professionale una volta ultimata quella sportiva. Chi è studente avrà un titolo che dovrebbe aprire sbocchi professionali nuovi. Chi appartiene ad un club dovrà cercare opportunità professionali direttamente nel mondo del lavoro, senza un supporto all’entrata o una particolare qualificazione.

E’ chiaro a tutti che concentrare l’attenzione sullo sport richiede sforzi e sacrifici tali da non lasciare molti margini per altri impegni. Le università di tutto il mondo si sono accorte che lo sport è un valore dai molteplici benefici. Un accrescimento del benessere psico fisico di tutti gli studenti in media, un miglioramento dell’immagine dell’ateneo grazie ad atleti di alto profilo, il reclutamento di tecnici di grande professionalità a supporto degli atleti e di conseguenza una crescita dell’appeal degli atenei più virtuosi. E’ un ciclo che si autoalimenta e che genera effetti positivi soprattutto sul lungo termine.

A Rio la FFSU (federazione francese degli sport universitari) ha riferito che tra i 92 studenti-atleti presenti all’interno della delegazione francese, 25 hanno vinto una medaglia olimpica. La federazione  francese ha anche inviato le sue congratulazioni agli atleti e alla squadra olimpica francese per la sua prestazione complessiva, segnata da un nuovo record di medaglie.

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Assistiamo ad uno scenario simile per il Canada con 16 atleti della CIS (Canadian Interuniversity Sport) che hanno brillantemente vinto medaglie a Rio 2016. Fra i 16 atleti, 7 in precedenza hanno partecipato ad un’edizione delle Universiadi estive. Nel complesso sono 158 gli atleti con legami a scuole che fanno parte della CIS che hanno gareggiato alle Olimpiadi estive del 2016; di questi 81 sono già o saranno atleti CIS, cioè studenti-atleti che parteciperanno a mondiali universitari o universiadi.

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Infine, gli australiani (Uniroos) che hanno avuto ottimi risultati. Sono stati 71 i vincitori di medaglie a Rio. L’Australia ha vinto 8 ori, su un totale di 82 medaglie (con dei casi di atleti con più medaglie). Gli studenti-atleti rappresentano il 61% del totale delle medaglie vinte in 10 sport.

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E’ stata una delle edizioni dei giochi olimpici di maggior successo per gli studenti-atleti, di poco sotto al record di  Londra 2012, quando il 63% delle medaglie assegnate furono vinte da studenti-atleti. Lo studio e la formazione abbinati allo sport stanno diventando “normalità” in molti Paesi.
Don Knapp, responsabile dello sport universitario australiano, ha attribuito il successo delle performance degli studenti-atleti australiani ai percorsi di supporto creati attraverso i programmi per studenti-atleti delle università australiane. “Molti dei nostri atenei membri, facilitano l’accesso alla doppia carriera attraverso borse di studio che consentono agli studenti-atleti di mantenere una carriera sportiva d’élite, un livello di istruzione completo e di alto profilo e di raggiungere un sano equilibrio psico-fisico. Una ricerca dimostra che gli studenti-atleti selezionati per le squadre olimpiche australiane vincono  in proporzione una percentuale maggiore di medaglie  – un risultato straordinario per il sistema sportivo universitario (che conta 42 università), che ci rende orgogliosi”, ha detto Knapp.

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(Fonte: Fisu, FFSU, CIS e AUS)